BACCANTI EURIPIDE TESTO PDF

La tragedia insomma si chiude con molti interrogativi e nessuna risposta, mentre una sola cosa svetta con evidenza su tutte: la spietata vendetta del dio Dioniso. Costumi stolti di uomini dissennati stiano lontani da me. Secondo il coro delle Baccanti, possedere il primo non significa necessariamente possedere anche la seconda. Casa dei Vettii , Pompei , Italia, I secolo d. Anche personaggi disprezzati da tutti, come Edipo , non vengono mai ridicolizzati o sbeffeggiati.

Author:Gorisar Douzil
Country:Cyprus
Language:English (Spanish)
Genre:Finance
Published (Last):24 March 2005
Pages:355
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ISBN:323-7-21118-909-6
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Io sono pronto, e meco ho gli arredi del Dio. La mia mano prendi. La tua vi adatta, ed aggioghiamoci. Ma non disse il Nume se vuol nelle sue danze o vecchi o giovani; ma da tutti onorato essere brama. Oh, come turbato in viso! Eh via, ridicoli! A Cadmo Ti vuoi strappar quella corona? Lasci quel tirso, o padre della madre mia? Sul doppio giogo delle rupi delfiche tu lo vedrai, tra fiaccole di pece, danzar, vibrar, squassare il tirso bacchico, che in Ellade ha tal possa.

Vattene altrove a folleggiar, non attaccarmi la tua follia! Ad altre guardie E voi correte a Tebe, e rintracciate il forestiere di donnesco aspetto, che alle femmine adduce il nuovo morbo, e contamina i letti. E odia quei che spregiano in esultanza consumare i fulgidi giorni e le notti amabili. E senti ancor. Al resto or tu provvedi. Qual pena orrenda? Costui me offende e Tebe. Scossa di terremoto.

Nuove scosse. Tutte le Baccanti si prostrano. Via, fate cuore, via, sorgete; e dalle membra vada in bando quel tremore. Chi mi restava, se di te faceano scempio? Egli, di strambe gli ravvolse, tutto ardendo di furore, e piedi e gambe: ed i denti nelle labbra conficcavasi, e grondanti di sudore avea le membra.

Io, tranquillo, a lui davanti mi sedevo, e lo guardavo. Giusto in quella Bacco arriva, scuote i muri, e su la tomba di sua madre il fuoco avviva. Un fantasma nella corte allora Bacco - Bacco almen parvemi - plasma. Ma mi sembra udire un passo risonar dentro. Che avviene? Nuovi discorsi ognor mi parli.

Gli Dei non valicano i muri? Il sole scagliava sulla terra ardenti i raggi. Noi, bifolchi e pastori, ci adunammo, parlammo, contendemmo. Troppa onta sarebbe quanto or soffriamo sofferir da femmine. Servendo chi servir mi deve?

Contro me qualche tranello macchini! Brami nei monti insiem vederle accolte? E allora, a viso aperto. Accingiti al cammino. Sono uomo, e devo sembrar femmina? Prima a spiare andar conviene. Pronto per mia parte io sono. Per fortuna e per dovizia altri altrimenti vince gli altri.

E alcuni ad esito giungono fortunato, altri falliscono. Ma chi felice vive del fuggevole giorno, beato io reputo. Eri tu dunque fiera? Io nol sapevo. Alza la testa. Dal pensier tuo che sii distolto io godo.

Le piglierai, se te prima non pigliano! Il resto lo diran gli eventi. Chi a luce diedelo? Che dici mai? E pria posammo in un vallone erboso, muti, smorzando il battito dei piedi, per vedere non visti.

Con tronchi allor di querce, senza ferro di leve, presero a scavar la terra, a scalzar le radici. E voi, cadmee Baccanti, potete celebrar vostra vittoria con ululi, con pianti. E dei balli miei socia ti faccio!

Io preso ho questo tenero leone, senza laccio! Con le sole mani noi questa fiera abbiam predato, abbiamo dilacerate le sue membra. Ahi, fiera vista! E nelle braccia, come vedi, reco questi trofei, che in cima alla tua reggia vengano appesi. O strage, o mani misere omicide! Bella vittima ai Numi hai tu sgozzata, che me, che Tebe a banchettare inviti! Oh sciagura su te, su me sciagura, che giusto fu, ma troppo ne distrusse Bromio, che nacque dalla nostra casa.

Oh, se mio figlio tanto valesse in caccia quanto val sua madre, quando si lancia delle belve in traccia fra i giovani di Tebe! Egli coi Numi soltanto, invece, sa pugnar! Ma tu ammoniscilo, oh padre. Ma ben parmi tramuti il mio pensiero, e che a ragione io torni.

Oh spasimo crudele! Nella reggia? O dove? Offeso, offese. La casa volto a lui tenea lo sguardo: tu reggevi i miei tetti, o figlio della mia figlia; e lo sgomento eri di Tebe. Il cuore tuo chi affligge e turba, o vecchio? Giusta la pena pel tuo nipote fu, ma per te dura! Mi sconosceste a tempo debito. E mai, tapino, mai fine avranno le sciagure mie.

Addio terra ove nacqui. Lungi dalla reggia ove fui sposa, me spinge sventura.

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