APOLOGIA DELLA STORIA BLOCH PDF

Resta comunque un punto importante: lo scopo. Queste considerazioni richiamano la conclusione del capitolo precedente: il trascorrere del tempo. Viceversa, contano anche le parole. VI- VII]. Al giudice tocca ancora emettere la sentenza. Facendo tacere ogni simpatia personale, egli la pronuncia secondo la legge?

Author:Mezijinn Totaxe
Country:Qatar
Language:English (Spanish)
Genre:Technology
Published (Last):23 March 2016
Pages:432
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Si presenta come uno dei maggiori classici della riflessione di metodologia storica del Novecento. Alla domanda "a che serve la storia" Marc Bloch risponde sostenendo che la storiografia analizza "il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato".

Da queste questioni Bloch inizia un discorso generale sulle scienze, sul loro utilizzo e sulla vocazione degli studiosi. Infatti, a differenza di altri tipi di cultura, essa ha richiesto sempre molto alla propria memoria. Bloch ritiene importanti anche le psicologie dei gruppi, affermando che i francesi vivono i propri ricordi collettivi molto meno intensamente dei tedeschi. Questo avverrebbe solo a costo di una violenta rottura con le nostre tradizioni intellettuali. Secondo Bloch, anche se la storia dovesse essere giudicata incapace di altri compiti, rimarrebbe comunque divertente per un gran numero di esseri umani.

Egli la considera un istinto, il gusto che precede il desiderio di conoscenza. Questo fascino non si dissolve nemmeno una volta intrapresa la ricerca metodica. Soprattutto quando, grazie al loro distanziamento nel tempo e nello spazio, il loro dispiegarsi si colora del fascino del diverso.

I metodi di cui Bloch cerca di soppesare il grado di certezza sono quelli che la ricerca adopera, fin nei dettagli delle sue tecniche. La storia viene descritta come qualcosa di dinamico, "uno sforzo verso il miglioramento della conoscenza". Il linguaggio persiste nel dare il nome di storia a ogni studio del cambiamento nella durata. I fatti umani sono fenomeni assai delicati e molti di essi sfuggono al calcolo matematico. La storia si manifesta con metodi scientifici e con una trasposizione scritta che ha una sua estetica.

Qui sta il pericolo. La storia fondata sulle origini fu messa al servizio della stima dei valori. Per quanto intatta si supponga una tradizione, resteranno sempre da individuare le ragioni umane del suo permanere. Mai un fenomeno storico si spiega pienamente al di fuori dello studio del momento in cui avvenne. Passato e presente Infine Bloch si occupa del rapporto tra presente e passato negli studi di storia.

La frontiera tra presente e passato si sposta con un movimento costante. Nel vasto flusso del tempo, si ritiene di poter circoscrivere una fase di estensione ridotta. Essa comprende, al suo arrivo, persino i giorni che noi viviamo. In essa nulla, si direbbe, presenta delle differenze profonde con il mondo con cui noi abbiamo dimestichezza. Bisogna utilizzare un metodo regressivo. Nei loro confronti lo storico si trova nella situazione del giudice istruttore che si sforza di ricostruire un delitto a cui non ha assistito.

In questo senso, la nostra conoscenza dei sacrifici murali in antica Siria non ha nulla di indiretto. Come prima caratteristica, la conoscenza di tutti i fatti umani nel passato e della maggior parte di essi nel presente, ha quella di essere una conoscenza per tracce.

Le tracce sono il segno percepibile ai sensi lasciato da un fenomeno in se stesso impossibile da cogliersi. Si tratta dei rapporti dei testimoni.

Napoleone ad Austerlitz: ha avuto le informazioni dopo la battaglia dai rapporti dei suoi ufficiali, ma se gli uomini fossero morti tutti o se non se fosse rimasto neanche uno la cui memoria e attenzione meritassero fiducia, egli si sarebbe trovato ad avere gli stessi problemi che incontra lo storico studiando quel giorno.

Inoltre non tutte le tracce si prestano a questa sorta di rievocazione a posteriori es. Essa non tocca la sostanza dei metodi. Proibisce loro di conoscere qualunque cosa su di lui che egli stesso non abbia acconsentito a lasciar loro conoscere, consapevolmente o meno.

Le testimonianze Le testimonianze possono essere volontarie es. Interi brani del passato sono potuti essere ricostruiti solo in questo modo: tutta la preistoria, quasi tutta la storia economica, quasi tutta la storia delle strutture sociali.

Senza il loro aiuto lo storico, ogni volta che si china sulle generazioni scomparse, diventerebbe immediatamente prigioniero dei pregiudizi, delle false prudenze, delle miopie di cui la vista di quelle stesse generazioni aveva sofferto. Infatti, i testi o le fonti archeologiche non parlano se non quando li si sappia interrogare. La trasmissione dei documenti mette in gioco il passaggio del ricordo attraverso le generazioni. Vesuvio e Pompei o delle confische degli archivi ecclesiastici e aristocratici ai tempi della rivoluzione francese e le rivoluzioni che forzano le porte delle casseforti e costringono i ministri alla fuga, prima che abbiano trovato il tempo di bruciare i loro appunti segreti.

Capitolo terzo — La critica. Abbozzo di una storia del metodo critico Non si possono accettare ciecamente tutte le testimonianze storiche. Anche la critica del semplice buon senso non poteva condurre lontano. La critica dei documenti di archivio fu fondata nel da Mabillon con il De re diplomatica , fu un momento decisivo nella storia del metodo critico. Papenbroeck, Mabillon, Simon e Spinoza fanno parte della generazione che vide la luce nel momento in cui appariva il discorso sul metodo.

Le tecniche della critica furono a lungo praticate, in modo continuativo, quasi solo da pochi eruditi, critici e curiosi. Gli scrittori dediti a comporre opere storiche di una certa importanza non si curavano di famigliarizzarsi con quelle ricette. Troppo spesso il lavoro di ricerca continua a procedere a casaccio, senza una scelta ragionata dei suoi punti di applicazione.

Spesso gli autori riempiono i margini con note bibliografiche che si potrebbero mettere in un elenco a inizio volume oppure vi relegano lunghi sviluppi il cui posto sarebbe stato nel corpo del testo. In entrambi i casi serviranno gli stessi strumenti. Lo storico, come il giudice istruttore, sa che i suoi testimoni possono ingannarsi o dire bugie. Ma prima di tutto si preoccupa di farli parlare, per capirli.

La maggior parte degli scritti posti sotto falso nome mentono anche nel contenuto. Non potrebbe essere stabilito a priori. In particolare bisogna esercitare il dubbio davanti a documenti che sembrano protetti da garanzie giuridiche impressionanti: atti del potere o contratti privati. Gli atti notarili stesi secondo tutte le regole pullulano di inesattezze volontarie es. Bisogna anche svelarne i motivi, per scoprirlo meglio.

Generalmente si interpola per interesse e si abbellisce per ornare. Molti testimoni si ingannano in perfetta buona fede. Ecco dunque giunto il momento, per lo storico, di utilizzare la psicologia della testimonianza.

Inoltre, essendo le testimonianze espressione di ricordi, i primi errori della percezione rischiano sempre di complicarsi con errori di memoria. Per questo motivo essi acquistano spesso valore documentario come nel caso della menzogna. Non tutti i tipi sociali le sono propizi allo stesso meglio. Venditori ambulanti, giocolieri, pellegrini, mendicanti facevano la stessa operazione del popolo errante delle trincee, mentre gli incontri regolari avvenivano in occasione delle feste religiose.

Le cronache monastiche sono state compilate sulla base di interrogatori, con i passanti come informatori. Possiede insomma una propria dialettica, che occorre cercare di scoprire.

Non si controlla e non si interpreta mai un documento se non inserendolo in un contesto, in una serie cronologica o in un insieme sincrono. Una delle due deve soccombere. Il principio di contraddizione vieta che un avvenimento possa contemporaneamente essere e non essere.

Resta poi da scegliere tra la testimonianza da respingere e quella che doveva restar salda. In ogni coppia, i due documenti hanno attinto da una fonte comune? Esistono diversi modi di imitare. Sebbene i documenti pongano sempre dei tranelli allo studioso, su un grande numero di pezzi questi errori si compensano a vicenda. Se nel passato ogni fatto affermato era accettato, a meno che non ci fossero a priori ragioni per sospettare della menzogna dei testimoni e dei narratori regnava il sentito dire , siamo oggi capaci di svelare e di spiegare le imperfezioni della testimonianza.

Giudicare o comprendere? Secondo Ranke, lo storico si propone di descrivere le cose tali quali esse sono avvenute. Questa frase invita lo studioso a eclissarsi davanti ai fatti, a essere passivo.

Ci sono due modi per essere imparziali: quello dello studioso e quello del giudice. Il giudice interroga i testimoni per conoscere i fatti come avvennero. Inoltre, a forza di giudicare si finisce per perdere il gusto di spiegare. Se si trascurasse di ordinare razionalmente una materia che ci giunge allo stato grezzo si finirebbe per negare il tempo e dunque la storia stessa. Infatti ogni analisi ha bisogno di un linguaggio appropriato, capace di tracciare con precisione il linguaggio dei fatti ma al contempo di adattarsi progressivamente alle scoperte.

Dunque la storia riceve il suo vocabolario dalla materia di studio stessa. Quelle in cui vinse un simile dualismo linguistico ci appaiono in molti dei loro tratti fondamentali, attraverso un velo di approssimazione. Ogni termine importante, ogni modulo stilistico caratteristico diventa un efficace strumento di conoscenza solo se inserito nel suo contesto cronologico, culturale ed ambientale. Lo storico definisce raramente. Ogni storico intende determinati termini a suo modo, comportandosi come un artista individualista.

I linguaggi degli storici, secondo Bloch, non formano ancora il linguaggio della storia. Alcuni gruppi di specialisti di discipline relativamente giovani linguisti, etnografi, geografi hanno provato a muoversi in questa direzione. Esiste poi, sempre riguardo alla classificazione temporale, una questione legata alla precisione: si devono delimitare i fenomeni per anni, per mesi, per giorni o addirittura per minuti o secondi? Questa comunanza costituisce una generazione.

Non ha titolo, ma vi si tratta della ricerca dei rapporti di causa-effetto. Lo storico si deve soffermare ovviamente solo sulla causa. Si cercano

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Alla domanda "a che serve la storia" Marc Bloch risponde sostenendo che la storiografia analizza "il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato". Da queste questioni Bloch inizia un discorso generale sulle scienze, sul loro utilizzo e sulla vocazione degli studiosi. Innanzitutto, dimostra con pochi semplici esempi come tutte le scienze siano degne di interesse, e come la storia sia una disciplina con un fascino proprio. La storia viene descritta come qualcosa di dinamico, "uno sforzo verso il miglioramento della conoscenza". Infine Bloch fa una riflessione su come ogni scienza vada a comporre un "frammento del moto universale verso la conoscenza". Infine, Bloch si occupa del rapporto tra presente e passato negli studi di storia. Rileva come sia abbastanza diffusa la convinzione che il presente inteso ovviamente come passato prossimo, non come istante attuale non sia adatto ad essere oggetto della storia.

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